Ho dedicato questo fumetto a Chernobyl perché quello che accadde nel 1986 non fu soltanto un incidente in una centrale nucleare, ma un evento destinato a lasciare conseguenze profonde sull'ambiente, sulle persone e sulla coscienza europea.
Nel raccontare questa storia ho cercato di evitare ogni spettacolarizzazione. Mi interessava soprattutto restituire il senso di una tragedia vissuta da uomini, donne e famiglie comuni, improvvisamente coinvolti in qualcosa di molto più grande di loro.
Il disastro di Chernobyl mostrò in modo drammatico quanto possano essere gravi le conseguenze di errori tecnici, organizzativi e politici quando si sommano alla difficoltà di comunicare con chiarezza ciò che sta accadendo. Ancora oggi quel nome richiama evacuazioni, contaminazione, territori abbandonati e vite cambiate per sempre.
Quando affronto un tema storico così delicato attraverso il disegno cerco di costruire immagini che aiutino a comprendere, non soltanto a impressionare. Il fumetto permette di entrare nei luoghi, seguire i personaggi e rendere visibile il rapporto fra la dimensione individuale e quella collettiva di un evento.
Per me Chernobyl è anche un lavoro sulla memoria. Disegnare significa fermare immagini e situazioni affinché non vengano ridotte a una semplice data o a una parola ormai familiare. Dietro quella parola ci sono persone reali, paure, responsabilità e conseguenze che meritano di essere ricordate.